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Stavo male ed ho gettato tutto il mio malessere su di lei. L’ho lasciata, ma ho sbagliato. Come ricominciare?

Ciao Saverio, lavoravo a Bari nelle Forze armate. L’estate scorsa mi hanno trasferito in una città del nord per il corso di addestramento. La storia con la mia ragazza, Valeria, andava molto bene. Poi io ho avuto dei problemi prima fisici, poi con i colleghi litigavo spesso, mi allenavo poco e male, mangiavo poco, dormivo pochissimo. Gli esami andavano male. Mi sono isolato da tutti, anche da me stesso.

Ho iniziato a detestare tutto quello che avevo intorno e anche me, tanto che ho gettato tutto questo male su Valeria e l’ho lasciata a metà dicembre. Io ho passato le vacanze di Natale chiuso in casa senza uscire ne vedere nessuno. A parte un paio di volte in cui mi sono costretto a farlo anche per riprendermi. Mentalmente non mi sentivo bene per niente. Credevo di aver già passato un momento pessimo nella mia vita. Ma questo li ha battuti tutti. In quei momenti di buio io non sentivo niente dentro e le mattine mi svegliavo non trovando un motivo reale per farlo. Credevo che comunque porre fine alla storia facesse bene ad entrambi. Già un anno fa era capitata una cosa simile e avevo messo fine alla nostra storia. Per poi ripensarci e recuperare.

So benissimo che non si deve prendere in giro nessuno e bisogna sempre essere sinceri con le persone. È come se fossi un contenitore che ad un certo punto si riempie talmente tanto da far fuoriuscire tutto e per stare meglio deve svuotarsi e riempirsi di acqua pulita. Io non sono capace di dire quello che ho davvero nel profondo, non sono in grado di condividere i miei problemi e li tengo tutti per me perché non voglio dare peso agli altri di quello che porto, non riesco a dire tipo a mia mamma che le voglio bene o anche a mia sorella a farle un gesto affettuoso. Ovviamente le amo. Ma resto fermo al fatto che loro lo sanno e magari lo dimostro in altri modi.  Con mio padre è più facile perché siamo simili abbiamo tante cose in comune e insieme ci divertiamo ma comunque anche con lui non mi confido dei miei pensieri più intimi.

Fatto sta che per riprendermi ho fatto tutto questo percorso dentro di me. Valutandomi, cercando ogni pezzetto di puzzle che mi ha portato al crollo. Devo dire che ho fatto un buon lavoro perché mi sono rialzato. Sto bene e almeno qui al corso le cose vanno benissimo. Però ecco il perché della domanda. So bene che tutti passiamo dei momenti di buio anche per vedere bene la luce, ma distruggere tutto non voglio farlo più. Come posso aprirmi veramente con le persone che amo ? Come posso dare loro sempre il mio 100%? Come è possibile che voglio che Valeria sia il mio futuro e sto accettando tutta la sua rabbia e i suoi silenzi verso me volendo solo lei al mio fianco ? Voglio mantenere questo sentimento.. mi sento in colpa, so bene di aver sbagliato.. Come posso fare ?

Il mio discorso non è incentrato sul fatto di voler tornare insieme a lei, ma sul creare una vera stabilità dentro di me. Scusami se ho scritto così tanto. Ti sono grato anche solo per il fatto di avermelo permesso !!!

Federico

 

Grazie a te, Federico, di avere scritto queste parole. Mi hai fatto pensare a Momo, la ragazzina protagonista del bellissimo romanzo di Michael Ende, che aiutava le persone semplicemente dando loro la possibilità di raccontarsi. La gente la andava a trovare, parlava dei problemi, lei non diceva una parola e le persone se ne tornavano a casa felici di aver risolto i loro problemi per il solo fatto di essere state ascoltate.

A me però tocca dirti qualcosa, perché non sono bravo come Momo…  Ho riletto la tua lettera più volte prima di scriverti queste righe e, credimi, ogni volta che la rileggevo mi convincevo più di prima della bontà di quello che ti è successo e di ciò che tu stesso scrivi. Non mi fraintendere, mi dispiace molto per la tua sofferenza e per quella della ragazza che ami.

Provo a spiegarmi meglio. Ci sono due cose della tua lettera che mi hanno fatto pensare e mi fanno ben sperare. La prima è quella più evidente: hai descritto un passaggio importante della tua vita, quello che di solito chiamiamo “crisi”. Non è stata la prima, né probabilmente sarà l’ultima. Le crisi ci fanno bene, molto bene, caro Federico. Ci servono – per riprendere l’esempio che fai tu stesso – a cambiare l’acqua del contenitore che è diventata sporca, pesante, inquinata. Se non lo facessimo mai, le persone verrebbero allontanate dal cattivo odore di quest’acqua, ci starebbero alla larga e farebbero fatica ad amarci. Ma anche noi stessi rischieremmo – e purtroppo succede a tanti – di non renderci conto del nostro cattivo  odore e soprattutto di prenderci delle malattie importanti proprio a causa di quest’acqua sporca che riempie la nostra anima: la presunzione di avere sempre ragione, l’incapacità di ascoltare gli altri, l’impossibilità di saper amare chi, inevitabilmente, è sempre diverso da noi e per questo ci richiede rispetto e comprensione.

La crisi, quando arriva, ci chiede di cambiare; è come se ci dicesse: “È arrivato il momento di dare una svolta alla tua vita”. Certo, davanti ad una crisi possiamo anche chiuderci in noi stessi e buttare all’aria la possibilità di fare quel cambio di rotta che può farci molto bene. Ma mi sembra che non sia il tuo caso: ti sei reso conto di aver fatto soffrire la tua ragazza, che il problema è partito innanzitutto da te, che sei consapevole di aver sbagliato, che vuoi ricominciare. Prima ancora che dal rapporto con Valeria, vuoi ricominciare da te, dal darti una stabilità che, come conseguenza, può portarti a ricucire la storia con lei.

Hai ricostruito il puzzle e questo è un buon punto di partenza. Non è detto che basti, però, ad evitarti di commettere gli stessi errori in futuro. E qui mi soffermo su un secondo passaggio della tua lettera. Mi chiedi come fare ad aprirti veramente con le persone che ami… Facendo quello che hai appena fatto scrivendo questa lettera: cioè, fidandoti. Mostrando fiducia, che è un ingrediente fondamentale dell’amore, a partire dalla consapevolezza che, forse per come sei fatto, non ti viene facile.

Non è sempre così, ma molte volte noi maschi ci teniamo tutto dentro e vogliamo risolvere i nostri problemi da soli. E questo non aiuta noi ma neanche chi ci sta accanto, che rischia di interpretare il nostro silenzio come una mancanza di fiducia. In realtà per noi non è così, ma non è scontato che gli altri lo capiscano. Hai scritto, riferendoti a tua madre e a tua sorella: “non riesco a dire a mia mamma che le voglio bene o anche a mia sorella a farle un gesto affettuoso. Ovviamente le amo. Ma resto fermo al fatto che loro lo sanno e magari lo dimostro in altri modi”. Ecco, sei sicuro che loro lo sanno? E che si accontentino che lo dimostri in altri modi?

“Non basta che i ragazzi siano amati, ma che sappiano di essere amati”, scriveva don Bosco parlando di educazione. La stessa cosa, però, vale per qualsiasi relazione tra due persone che si amano. Non basta amare a modo nostro, dobbiamo imparare a farlo usando anche il linguaggio dell’amore parlato dalla persona che amiamo.

Ad amare si impara, e spesso lo si fa a partire dai nostri errori, se sappiamo farne tesoro. Tu lo stai facendo. Continua a lavorare su di te e, se posso permettermi, prova a fidarti di più delle persone che ami, aprendo poco alla volta il tuo cuore. Vedrai che, oltre a sentirti enormemente più sollevato, la relazione stessa ne trarrà forza e sostegno per diventare più forte di prima.

Un abbraccio.

Saverio

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